Vigilanza Enasarco: risultati eccellenti

Podio

Lo scorso 11 febbraio, la Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza – della quale fanno parte tutti i soggetti che effettuano vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale – si è riunita per la tradizionale valutazione dell’attività svolta lo scorso anno e per pianificare quella del 2014.

Dall’incontro è emerso che delle oltre 235 mila aziende ispezionate, ben il 65% di queste sono risultate irregolari, rispetto al 63% rilevato nel 2012.

L’ammontare dell’evasione contributiva nel 2013 e’ stata pari a circa 1,4 miliardi di euro (con una flessione del 13% rispetto all’anno precedente); è significato notare come, rispetto a tale enorme volume, siano stati effettivamente recuperati ‘a breve’ solo 102 milioni di euro, cioè appena il 7,17% dell’accertato. Nel corso dell’incontro, inoltre, è emerso che ogni ispettore, pur con differenze tra Ente e settore di attività, effettua una media di 60/70 accertamenti ogni anno.

L’attività di vigilanza svolta dalla Fondazione Enasarco, basata su un lavoro di intelligence e quindi su accertamenti mirati, ha riguardato nel 2013 circa 4.000 aziende, di cui oltre 3.500 irregolari, per un totale di evasione accertata pari a quasi 49,5 milioni di euro.

Tabella di confronto dell’attività ispettiva svolta dalla Fondazione Enasarco e dal Ministero del Lavoro 

  Fondazione Enasarco Ministero del lavoro
% di aziende irregolari 86,31% 64,78%
carico ispettivo pro-capite 101 60/70
% incassato a breve 14,24% 7,17%
valore medio accertato* (euro) 9.825,18 6.047,38

(*) escluse sanzioni e interessi di mora 

Nel caso di Enasarco, inoltre, se si somma il valore degli importi effettivamente incassati con quelli relativi alle richieste di rateazione – quasi 21,5 milioni di euro, che consentono di acquisire il cosiddetto ‘riconoscimento del debito’ – ecco che tale valore sale al 57,65% (questo dato però non è disponibile per quanto riguarda il Ministero ed altri enti).

I risultati del 2013 appaiono dunque ampiamente positivi tanto che la Fondazione è, tra gli istituti di previdenza privatizzati, quello che recupera maggiori risorse; sono inoltre il frutto di una strategia che vuole spostare l’obiettivo dalla quantità alla qualità nella quantità, al fine di mantenere elevato il contrasto all’evasione contributiva. Ciò avviene lungo tre direttrici: l’adozione di un modello organizzativo più snello, la ridistribuzione degli uffici e delle risorse in misura proporzionata alla presenza di contribuenti/evasori potenziali e l’incremento della professionalità ispettiva.  Un processo di cambiamento in linea con le formule organizzative più evolute, in stretta coerenza, peraltro, con le modificazioni del tessuto economico e produttivo delle diverse aree del Paese.

Quest’attività viene oggi svolta, diversamente dal passato, attraverso un atteggiamento ispettivo decisamente meno ‘poliziesco’ e sanzionatorio, orientato non soltanto ad una verifica del rispetto degli obblighi contributivi, ma anche a fornire una piena collaborazione alle imprese, sia per dare loro indicazioni utili per una corretta gestione dei rapporti futuri sia per risolvere le irregolarità emerse in sede di verifica, spesso originate da errate interpretazioni normative piuttosto che da intenti elusivi o evasivi. E’ importante infine che le imprese non considerino l’ispezione soltanto come un evento negativo: lo stesso accertamento, infatti, può rappresentare un’opportunità  per regolarizzare e ricondurre in un circolo virtuoso i  comportamenti aziendali, usufruendo della consulenza degli ispettori per impostare al meglio il lavoro futuro.

 

 

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